Sarà il tempo

Sarà il tempo un po’ insomma, quello fuori dalla finestra.

Sarà il tempo, quello dentro casa, che è sempre troppo poco e troppo lento, tra un libro di animali e uno di macchinine.

Sarà un po’ di magone la notte, prima di dormire, quando ci riesco, a dormire.

Ma insomma ho riscoperto qualche canzone di Jovanotti. Jovanotti popolare e a volte profeta. E questo mai mi piace. Jovanotti a volte eccessivo nella sua ricerca di un minimalismo che però piaccia ai più. Per questo non è mai stato ai primi posti nella mia lista mentale. Però c’è Mi fido di te che trovo bellissima. E ora ho pure scoperto Le tasche piene di sassi che mi fa venire un magone tremendo, è dedicata a sua mamma che non c’è più, ma anche se fosse dedicata al cane che c’è ancora mi farebbe lo stesso effetto.

Dice: “Mormora, la gente mormora, falla tacere praticando l’allegria”.

La vendemmia (Zanzotto)

La vendemmia

 Autunno, presto. E il colchico
sui prati e la luna che si fa avanti regina
e il molto frutto nei notturni adyti
e i ruscelli lucenti millepiedi.
Cose vive, ahi, vite che ora
mi pare di avere perdute. Chi, tardo,
si tratterrà a cantarvi?
Ma in qualche luogo m’attendete, con qualche
segno dell’umano, il più limpido, al limite.
Morbido fianco dell’erba,
fianco di luna nel giorno,
pace in ripresa, lenti alberi,
autorità e sostanza.
Sì, è un’ubriachezza stolta
questa, non durerà. Col dolce
colchico e il sonno che oltre me traspare
come una lata ricchissima rosa
riavrò anche il supremo il superfluo l’azzurro.
In esso
mi ripristino: basta
così poco alla mia precaria anima
(rifrazione che ora
cade falsa, e non so la ragione)
così poco per tornare,
per essere: raggio
che s’acqueta d’un cielo ove cadere.
(A. Zanzotto)

(Dal sito www.poesia.it)

Le parole sono finestre (oppure muri)

Oggi voglio dedicarvi una poesia che ha un titolo bellissimo:
Le parole sono finestre (oppure muri).
E’ lo stesso libro di M.B. Rosenberg, uno psicologo americano, allievo di Carl Rogers, e ideatore della Comunicazione Nonviolenta (CNV).
Questa CNV è un approccio ampio, preciso e sfaccettato alle relazioni interpersonali, sia quelle più intime che quelle sociali e più estese.
E’ un modo di essere, è una proposta per imparare a comunicare meglio partendo dalla cura del linguaggio che utilizziamo per arrivare a creare relazioni migliori e dunque una vita più felice.

Mi sento così condannata dalle tue parole
Mi sento giudicata e allontanata
Prima ancora di avere capito bene.
Era questo che intendevi dire?

Prima che io mi alzi in mia difesa
Prima che parta con dolore e paura
Prima che costruisca un muro di parole,
Dimmi , ho davvero compreso bene?

Le parole sono finestre oppure muri,
Ci imprigionano o ci danno la libertà…
Ci sono cose che ho bisogno di dire,
Cose che per me significano tanto…

Cose che ho bisogno di sapere
cose che per me significano tanto

Quando parlo e quando ascolto
possa la luce dell’amore splendere attraverso di me

Se le mie parole non servono a chiarirle
mi aiuterai a liberarmi?

Se sembra che io ti abbia sminuito
se ti è parso che non mi importasse
prova ad ascoltare oltre le mie parole
i sentimenti che condividiamo.

(Ruth Bebermeyer)

Stay Hungry. Stay Foolish.

Omaggio a Steve Jobs.

Stralcio del suo famoso discorso ai neolaureati di Stanford, anno 2005.

 "Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi: siate affamati. Siate folli."

Sonetto 15 (Shakespeare)

Quando penso che tutto ciò che cresce
rimane in perfezione appena un’ora,
che questo gran teatro inscena drammi
per il plauso segreto delle stelle;
c
he l’uomo si sviluppa come pianta
mossa e impedita da uno stesso cielo,
giovane ha linfa, al culmine decresce
ed esce decaduto di memoria.
Ecco se penso a questo stato incerto
ti vedo più che mai ricco di vita,
ma già il Tempo al Declino fa mutare
in notte guasta il tuo giovane giorno.
E in guerra con il Tempo per tuo amore,
quel che ti va togliendo, io pianto ancora.

William Shakespeare 

Traduzione: Nicola Gardini

Dal sito www.poesia.it

La vita secondo Shackleton

"Molti sono convinti che sia sbagliato pensare alla vita come ad un gioco. Io non sono d'accordo. Per me la vita è un grande gioco di squadra che va condotto seguendo le regole dell'equità e della giustizia, e in cui l'obiettivo principale non è la vittora in sè, ma vincere con onore e nella maniera più pulita. Per arrivarci ci vogliono alcune qualità. Una è la lealtà. Poi c'è la disciplina. E l'altruismo. Il coraggio, anche. Una certa dose di ottimismo non guasta. L'intelligenza, certo. E, per finire, la compassione e il cameratismo".


Ernest Shackleton, Esploratore polare, 1875-1922.

Underworld

"– Le cose di ogni giorno rappresentano la conoscenza più trascurata. Questi nomi sono vitali per il tuo progresso. Cose quotidiane. Se non fossero importanti, non useremmo una parola così splendida di derivazione latina.
Ripetila, – mi intimò.
– Quotidiano.
– Una parola straordinaria che suggerisce la profondità e la portata del luogo comune.
  Poi tornai nella mia stanza e mi liberai del giubbotto. Volevo cercare le parole sul dizionario. Mi tolsi gli stivali e lanciai il berretto sul lavandino. Volevo cercare le parole. Volevo cercare velleità e quotidiano e impararle a memoria, queste stronze di parole, una volta per sempre, impararne l’ortografia, la pronuncia, ripeterle ad alta voce, sillaba per sillaba – vocalizzare, produrre suoni vocali, emettere suoni, pronunciare le parole per quello che valevano. Questo è l’unico modo al mondo di sfuggire alle cose che hanno fatto di te quello che sei."

(Underworld, DeLillo)


Questo è il pezzo finale di un brano, un dialogo, interamente centrato sul nome di ogni parte che compone una scarpa. Un dialogo su un oggetto banale che usiamo ogni giorno, un oggetto di cui ignoriamo quasi tutto. Un dialogo bellissimo, che se vorrete vi posterò per intero. Intanto riflettiamo su questo. Poi ci delizieremo con la lettura dell'intero dialogo. Se vi va.